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Dopo aver curato la diffusione in Italia di saggi e articoli fra i più autorevoli dell'etnopsichiatria internazionale — una disciplina giovane con cui sempre più gli operatori della salute dovranno fare i conti — Roberto Beneduce affronta questa nuova fatica da solo, lungo un asse attorno al quale da sempre hanno ruotato i suoi interessi: la parte svolta dalla perdita dell'identità e della memoria, individuale e collettiva, nella produzione di patologie mentali presso gli immigrati, i rifugiati e gli esiliati. Direttore a Torino del Centro Frantz Fanon che si occupa, sia sul piano teorico che pratico, di problemi sociali, sanitari e psicologici connessi alla migrazione, Beneduce identifica nella cancellazione delle proprie radici etniche e culturali le ragioni e il significato delle contraddizioni