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Chiunque visiti in questi giorni un convegno della American Psychoanalytic Association può rimanere sorpreso per l'ampiezza e il vigore dei dibattiti che vi hanno luogo. Dovunque ci si giri, si nota un grande fermento intellettuale. Ma è forse tutto qui? Siamo soltanto di fronte a una grande varietà di argomenti? Conflitto vs. deficit, narrativa vs. fatti? O non siamo piuttosto alle prese con una storia più edificante, una storia che ha per soggetto un viaggio nei nostri problemi attuali e negli obiettivi che attendono la psicoanalisi mentre essa sta per affacciarsi al suo secondo secolo di vita?
Beh, certamente, siamo di fronte a una storia… e a un'altra storia… e, purtroppo, a un'altra storia ancora, ciascuna di esse modellata per celebrare gli sviluppi favoriti di ognuno dei suoi estensori. In realtà, non esiste una storia privilegiata di alcunché. E dunque, la secchissima risposta all'ultima delle domande che ho sollevato poc'anzi è: no. Non c'è nessuna strada che ci ha portati sin qui. La psicoanalisi si è occupata di temi moderni sin dal principio del suo sviluppo e ha continuato fino a ora a confrontarsi con temi originali. Si è mossa in ordine sparso per un vastissimo campo di indagine e si sta ancora allargando. Non è stata certo una marcia disciplinata. E dunque non c'è alcuna possibilità di fare un ingresso trionfale. Scusateci per questo.