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La violenza subita nello stupro è spesso vissuta dalla donna come condizione di grave vergogna, che può giungere anche ad esiti suicidari. Bisogna contrastare questo atteggiamento con cui la vittima assume, e quindi convalida, il sistema di valori dello stupratore: l'«onta» della donna stuprata è un relitto (purtroppo ancora patogeno) di organizzazioni sociali arcaiche e maschiliste: leggiamo per esempio in Livio che Lucrezia, violentata da Sesto Tarquinio, si uccide per il disonore.