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L'autore presenta una serie di ricordi personali sulla figura di Erik Erikson spinto dall'intenzione di trovare un modo perché i contributi originali offerti da questo autore sia alla psicoanalisi che alle scienze sociali non vengano indebitamente trascurati, come sembra invece avvenire con il passare del tempo. Ne emerge il quadro di una persona dai tratti sicuramente controversi: pensatore originale, grande e affascinante oratore, Erikson si mostrò invece carente nella sua capacità di creare attorno a sé una scuola di allievi capace di trasmettere la ricchezza del suo pensiero alle generazioni successive di studiosi. L'autore fa anche cenno all'episodio oscuro verificatosi negli ultimi anni della vita di Erikson: la scoperta, da lui sempre celata, della sua appartenenza a una famiglia ebrea.