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L'elevato e intenso coinvolgimento del terapeuta che ogni paziente borderline richiede, fa della nozione di «disturbo borderline della personalità» secondo il DSM un'entità fortemente radicata nella clinica, per occuparsi della quale l'adesione al piano fenomenico ateoretico proprio del DSM si configura sempre più come un ostacolo piuttosto che come un vantaggio. Ogni qualvolta il clinico si cali nel rapporto con un paziente borderline, il concetto di «disturbo» borderline mostra la sua insufficienza e affiora l'esigenza di un modello più articolato, di carattere strutturale, che dia ragione dei singoli sintomi e dei modi in cui essi si aggregano tra loro, tenendo conto del differente peso specifico di ciascuno. Gli autori concludono sottolineando la necessità del recupero di una prospettiva psicoanaliticamente orientata ed elencando una serie di ragioni per le quali l'area borderline costituisce il vero e proprio paradigma della psichiatria psicodinamica.