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Sergio Benvenuto: Lei si è occupato sempre di filosofia della politica, ma pratica anche la psicoanalisi. La sua pratica di analista ha anche un'influenza sulla sua concezione filosofica?
Cornelius Castoriadis: C'è un rapporto molto profondo tra la mia concezione della psicoanalisi e la mia concezione della politica. Ambedue infatti mirano all'autonomia dell'essere umano, anche se attraverso vie diverse. La politica mira a liberare l'essere umano, a permettergli di accedere alla propria autonomia per mezzo di un'azione collettiva, la quale ha come oggetto la trasformazione delle istituzioni; vale a dire, la politica mira ad instaurare delle istituzioni di autonomia, questa è una. La concezione secondo cui l'oggetto della politica sarebbe la felicità è erronea: questa concezione risale al Settecento e all'Ottocento, ed è stata anche di Marx. Questa concezione non è solo erronea, ma anche catastrofica. L'oggetto della politica è la libertà. Del resto, quando parlo di politica non intendo la professione del signor Balladur o del signor Clinton. Per politica intendo l'azione collettiva, cosciente e meditata, che mira a trasformare le istituzioni per farne delle istituzioni di libertà, di autonomia.
S. B.: Lei ha appena parlato della felicità, che evidentemente non è la happiness nel senso anglo-sassone. Nella Dichiarazione di Indipendenza