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L'articolo mostra la difficoltà di interpretazione del desiderio femminile nella letteratura psicoanalitica. È messa in evidenza l'alternanza della teoria nel prendere in considerazione separatamente o la donna o la madre evitando un'integrazione tra il Sé/donna-soggetto e il Sé/madre-oggetto. La difficoltà di comprensione del desiderio femminile, che include il materno, può ricollegarsi alla complessità d'interpretazione del materno, che rimane legato per uomini e donne alla memoria traumatica della primaria separazione dal corpo della madre, la nascita. La mia ipotesi è che la memoria della nascita, rimanendo iscritta nel corpo, sia espressa dalla fantasia della madre onnipotente o proiettata da entrambi i sessi nel corpo femminile, il corpo della madre, che viene oggettivizzato nella cultura. La fantasia dell'onnipotenza materna – idealizzazione della madre e l'oggettivizzazione del corpo femminile – svalutazione del corpo materno, potrebbero rappresentare entrambe una difesa contro l'impotenza umana di fronte al mistero della vita. Alla luce di questa ipotesi, l'articolo considera la difficoltà della bambina, che eredita la trasmissione del materno ad esprimere e nello stesso tempo a rappresentare nella sua vita l'angoscia che deriva dal processo di nascita. La donna, costretta all'impossibilità di una integrazione di due parti del proprio Sé, oscillerà sempre tra la propria soggettività di donna e l'oggettualità «idealizzata» e «oggettivizzata» della propria madre e di se stessa.