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Nell'accadere di quei fatti che la politica sembra ad un tempo produrre e circoscrivere con indicazioni di cause e di schieramenti di volta in volta posti a confronto, ciò che in psicoanalisi è dato come costantemente rimosso dal soggetto per motivi di difesa nevrotica, il conflitto, è utilizzato invece, mediante argomenti e informazioni specificamente politici, proprio al servizio del rigetto (Verwerfung) di una rappresentazione inaccettabile. Un simile fenomeno, una volta riconosciuto come caratteristico dell'accadere politico, potrebbe essere considerato come tipico, e magari mantenuto entro i limiti della sua tipicità, com'è normale che si faccia trattandosi di effetti ed esperienze depositate. Ma non è tanto da questa tipicità che possono trarsi conclusioni significative: al massimo, dati ed elementi di confronto. Mentre più adatta ad un esame della realtà che questo fenomeno produce può essere l'ipotesi che il beneficio di superficie così ottenuto serva a mantenere nascosta alla coscienza politica, proprio mediante procedure e manifestazioni di apparenza conflittuale (contrasti ripetuti, accuse reciproche, prove di forza e di differenza ideologica o di programma) una possibilità molto grave e di volta in volta incombente: quella della crisi.
Stranamente, ma forse non poi tanto, il potere la cui valenza democratica è soggetta a condizionamenti di varia natura, ha in un certo senso un bisogno continuo di «ragioni» da introdurre in un discorso che è essenziale al suo equilibrio. Senza quelle ragioni (e non si tratta qui di una coerenza reale, ma esclusivamente di quella che potrebbe anche essere vista come la coerenza dell'incoerenza) si avvicina l'ombra di qualcosa che ad un certo punto potrebbe cessare d'essere ombra, acquisendo