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Il libro di Sergio Benvenuto fa parte dell'affascinante insieme di saggi in cui un aspetto insignificante, minuto, trascurabile della vita quotidiana viene guardato con la curiosità dell'entomologo, che riscopre, nel mondo dell'infinitamente piccolo, la grandezza dei processi naturali più potenti. E infatti, cos'è più potente della chiacchiera? Una forza che fa girare il mondo, un venticello che alla fine rimbomba come un colpo di cannone, secondo l'aria operistica tanto nota. Ma, si potrà obiettare, a furia di dare senso a ciò che è apparentemente insignificante, non si finirà per interpretare eccessivamente la realtà, per dare corpo a qualcosa che è poco più di niente? Non è un rischio da poco, se pensiamo che il nostro bisogno di trovare le cose più sensate di quanto non siano ci spinge a vedere animali e profili di montagne in quelle che sono in fin dei conti solo delle macchie colorate. Tuttavia, è proprio in questa proiezione di senso che la mente rivela più compiutamente se stessa e i suoi processi, come ci mostrano gli psicologi della Gestalt o i commentatori del test di Rorschach. È questa una delle eredità più difficili e talvolta controproducenti che le teorie psicodinamiche ci hanno lasciato, e che mostra molte importanti tracce di sé anche in tante invenzioni e neologismi del linguaggio di senso comune.
In effetti uno dei danni iatrogeni più potenti delle psicoterapie basate sull'interpretazione, sullo svelamento, è proprio la creazione di un sospetto senza fine sui propri (e altrui) processi interni: Dio mio, oggi mi sono svegliato e sono felice. Sarà proprio vero? O non starò nascondendo qualcosa a me stesso, con questa fuga nella salute? La volgarizzazione delle attività interpretative (intesa non solo come diffusione all'esterno di una ristretta comunità professionale, ma anche letteralmente, come produzione di pensiero più rozza e pragmaticamente controproducente) è una delle iatture della comunicazione odierna. Forse nessuno come Woody Allen ha sap