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Marco Conci, Sergio Dazzi e Maria Luisa Mantovani sono i curatori e i traduttori di questo libro che raccoglie numerosi articoli, alcuni dei quali non altrimenti disponibili in italiano. Il titolo dato al volume mette in evidenza il filo conduttore che percorre l'intera raccolta e che lega gli articoli proposti, pur nelle differenti prospettive che essi offrono. L'interdisciplinarietà viene considerata elemento centrale della tradizione interpersonale; tale elemento, istituendo un rapporto di scambio tra la psicoanalisi e le discipline affini, impedisce alla psicoanalisi di trasformarsi in una monocultura, mentre la costringe a considerare l'uomo nella sua totalità, ivi compreso il complicato tessuto delle relazioni psicosociali. Il volume è diviso in tre parti. La prima parte si occupa delle origini e degli sviluppi della tradizione interpersonale. Vengono proposti due articoli di E. Fromm (Il condizionamento sociale della terapia psicoanalitica, ) ed H. Sullivan (La teoria dell'angoscia e la natura della psicoterapia, ), considerati i padri della tradizione interpersonale, con l'intento sia di recuperare la loro identità come psicoanalisti, sia di mostrare quanto la loro opera vada in realtà al di là della psicoanalisi. Il successivo articolo di S. Mitchell (L'intrapsichico e l'interpersonale: differenti teorie, ambiti diversi o artefatti storici?, ) mette in evidenza il ruolo fondamentale svolto da Sullivan nell'orientamento relazionale sviluppato in seguito da Mitchell. La seconda parte si occupa della relazione tra paziente e terapeuta, concentrandosi sui fenomeni speculari di transfert e controtransfert. La valorizzazione del controtransfert e la sua utilizzazione in terapia rappresentano un elemento caratterizzante la scuola interpersonale americana, che pone al