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Il volume raccoglie gli atti del convegno tenuto a Bologna nell'ottobre 1996, organizzato dall'Amministrazione comunale, dal Centro Documentazione Donne e dall'Associazione Psiche e Differenza. Il convegno è stato un evento. Partecipazione alta, tanti giovani, tante donne, tanti seduti per terra per insufficienza di posti nella grande e bella sala del Palazzo del Podestà. Negli intervalli tanta gente in piazza che discuteva, favorita dalle belle giornate. Era molto tempo che non accadeva di partecipare a una manifestazione di questo tipo, un incontro tra addetti ai lavori di alto livello e specializzazione e partecipanti in parte anch'essi addetti ai lavori, ma in tanta parte no. Difficile attribuire la risposta puramente all'iniziativa di un convegno a partecipazione gratuita, oppure alla curiosità e all'interesse per le tecniche psicoanalitiche così come oggi si presentano. Tendo piuttosto a ritenere che la partecipazione sia stata conseguente ad un uso specifico del metodo psicoanalitico oggi un po’ disueto, ma altamente intrinseco alla psicoanalisi stessa. Un metodo per interrogarsi su qualcosa di drammatico che accade e che rifiuta di essere incapsulato e ridotto nell'ambito di un tecnicismo terapeutico, in un discorso che riguarda prevalentemente un medico e un paziente. Cosa ci dice il disagio femminile una volta di più espresso attraverso il corpo, in questa epoca high-tech (espressione di Rosi Braidotti)? L'interrogativo centrale viene posto con drammaticità e preoccupazione nella presentazione del libro di Lalla Golfarelli, allora assessora alle Politiche sociali, alla Sanità del comune di Bologna: «Consentitemi quindi di interrogarmi non da tecnica, non da competente, ma da donna che ha una sua storia come tante altre donne e la domanda che mi opprime e che opprime tante altre e che ricorre nei ragionamenti