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Inserendosi nella tradizione del «dizionario critico», particolarmente cara alla cultura anglosassone, e sfruttando l'appartenenza dei due autori sia al mondo della psicoanalisi che a quello della psichiatria clinica, questo testo si avvicina – con un impatto molto concreto e particolarmente attento alle questioni epistemologiche più recenti e agli sviluppi contemporanei della ricerca – alla serie di sviluppi che si sono registrati nel corso del tempo a partire dal tronco principale della psicoanalisi teorica e clinica così come essa era stata delineata inizialmente da Freud. Con atteggiamento meticoloso e quasi chirurgico, gli autori dissezionano le evoluzioni che i principali concetti della psicoanalisi sono andati subendo man mano che venivano trasportati all'interno di griglie teoriche sempre diverse, inevitabile risultato delle spesso travagliate scissioni e creazioni di nuove scuole che da sempre hanno caratterizzato la storia della psicoanalisi. Le posizioni teoriche che costituiscono l'oggetto della attenzione degli autori sono, oltre a quella freudiana «classica» di partenza, la kleiniana, quella della psicologia del Sè, della teoria delle relazioni oggettuali, la lacaniana, la posizione dei cosiddetti «indipendenti» e dei neofreudiani. I concetti il cui percorso teorico e clinico viene seguito da Bateman e Holmes sono in particolare quelli di sviluppo psico-affettivo, i meccanismi di difesa, il transfert e il controtransfert, il sogno e la sfera dell'immaginario e delle fantasie. Nella seconda parte del volume, gli autori si concentrano soprattutto sul tentativo di individuare una validazione empirica a sostegno del sistema di concettualizzazioni che costituisce il corpus teorico della psicoanalisi, forti della loro convinzione che questo tipo di conferma sia un punto cardinale ai fini dello sviluppo futuro della disciplina. In questa seconda parte, emerge con particolare rilevanza la forte contiguità degli autori col mondo della psichiatria, che essi non