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Marco Conci possiede una vasta esperienza sulla figura dello psichiatra statunitense Harry Stack Sullivan (-), come attestano i numerosi suoi contributi sull'argomento apparsi su questa stessa rivista (ad es., sul numero 2, e sul numero 1, ). Con questo ponderoso ed esaustivo volume, Conci sembra essere giunto alla fine delle sue fatiche, dal momento che in esso egli è in grado di presentarci una summa davvero conclusiva della figura di Sullivan, un autore dalla personalità complessa e per molti versi difficilmente inquadrabile, ma capace di delineare un impianto teorico modernissimo e rivoluzionario, macchiato forse dall'unica colpa di essere stato troppo in anticipo rispetto ai suoi tempi che, non dimentichiamo, erano soprattutto gli anni '30 e '40. Il volume si divide in due parti principali. Nella prima, «L'ambiente, la vita, l'opera», ci viene descritto il contesto storico allargato in cui la figura e l'opera di Sullivan sarebbero state destinate a inserirsi, con particolare riguardo alla descrizione del modo in cui, a partire dai primi anni del XX secolo, la psicoanalisi e la psicoterapia cominciarono a prendere piede negli Stati Uniti. In questa prima parte emerge con tutta evidenza la matrice di storico che fa parte (del bagaglio di Conci, il quale descrive una serie di personalità (come Stanley Hall, S.E. Jelliffe, William A. White) la cui conoscenza è fondamentale