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«Un po' di bollito si può mangiare in qualunque situazione della vita». In questo modo così secco Otto Fenichel commentava l'invasione nazista dell'Austria mentre si trovava a cena a Praga con famiglia e amici. Tra i commensali c'era anche Elisabeth Gerö-Heymann, una paziente di Fenichel che oggi vive a New York e ricorda ancora, dopo cinquantanove anni, questa frase. La Gerö-Heymann, nel 1938, non aveva reagito con altrettanta calma alla annessione (Anschluss) della patria della psicoanalisi; e anche Fenichel sapeva bene, ovviamente, che l'annessione minacciava la scienza fondata da Freud. Tuttavia Fenichel, nonostante la situazione di tensione prodotta dall'esilio, non aveva perso il suo senso dell'umorismo. Pochi giorni più tardi avrebbe annotato nel suo diario: «Stiamo viaggiando», e il 5 maggio 1938, si sarebbe imbarcato con la moglie Claire e la figlia Hanna di sette anni a Le Havre, per poi salpare verso New York a bordo della M/N Manhattan.
La sua relazione di commiato davanti ai colleghi del gruppo praghese della Associazione psicoanalitica viennese si chiudeva con queste righe: