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Giuseppe Varchetta, «Pino» per gli amici, e ne ha tanti, tra i quali mi annovero, mi fa pervenire alla fine di febbraio la bibliografia ragionata degli scritti di Gino Pagliarani, messa a punto e ordinata da Carla Weber, con l'affettuosa premessa dell'autrice. Nulla di funerario, come tutto ciò che ha riguardato Gino. Era poi quasi ovvio che la pubblicasse Psicoterapia e Scienze Umane, dato lo spazio che abbiamo riservato a Pagliarani in più occasioni. Sapevamo in molti delle sue condizioni di salute precarie, ma nessuno pensava a lui come malato e lo si continuava a invitare a convegni e dibattiti, in tante occasioni. Se non era in grado di partecipare, si rimandava all'anno successivo.
Domenica 18 marzo, Varchetta mi telefona comunicandomi la notizia della morte di Gino, avvenuta il giorno prima. Aveva settantanove anni, ma la cosa non ci riguarda. L'ultima lettera che mi aveva scritto, con la solita grafia imponente, densa della stessa passione di quando lo conobbi a Milano nel 1956, non aveva età. La pubblicazione della bibliografia non nasce da un necrologio, ma dalla riconoscenza per il «coraggio» di Gino e per la seminagione dei tanti collaboratori che si riconoscono in lui.
Lavorare alla bibliografia di Luigi M. Pagliarani è stato per me vivere un tempo di dialogo, silenzioso e profondo, come lo è da quando non mi è più possibile incontrarlo così spesso personalmente o tramite