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Lo scopo e i destinatari di questo libro interessante vengono dichiarati sin dall'introduzione, in cui l'Autrice esprime il desiderio di dedicare il suo lavoro a tutte le persone che condividono il loro percorso con ragazzi difficili: «operatori sociali, educatori, insegnanti, volontari, psicologi e neuropsichiatri,
compagni di scuola, figli, mogli». Scopo fondamentale del testo è infatti quello di cogliere le potenzialità relazionali delle strutture e dei contesti che si sostituiscono agli ambienti familari altamente problematici e a grave rischio con una funzione vicaria di contenimento e di educazione. I riferimenti teorici sui quali il lavoro della Bastianoni si appoggia sono fondamentalmente rappresentati dalla psicologia culturale e dalle teorie dell'attaccamento; l'altro elemento che ricorre in più parti del volume è quello dei fattori terapeutici che possono rendersi attivi nei contesti comunitari. In questo libro, l'Autrice, che è ricercatrice in Psicologia clinica presso l'Università di Bologna, preferisce insistere sull'aspetto di rendicontazione della ricerca (il cui resoconto dà vita alla stimolante e più corposa seconda parte del volume), piuttosto che sull'approfondimento dei punti teorici. Col suo obiettivo di creare uno strumento osservativo originale, come quello che appunto emerge dalle pagine del testo, la Bastianoni fornisce un utile contributo al superamento delle difficoltà di comunicazione potenzialmente esistenti tra le numerose e diversificate figure, professionali e non, che si muovono nel mondo degli interventi di comunità. Le parti del volume in cui vengono narrate storie di vita drammatiche, descritte con vivo pathos, si alternano con altre parti più tecniche in cui vengono indicate in maggiore dettaglio le modalità di esecuzione della ricerca.
Passo ora a una descrizione più particolareggiata del contenuto del volume. Il primo capitolo presenta alcuni contributi della teoria del costruzionismo sociale che, con particolare riferimento