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«Quando li ho visti per la prima volta, ero convinta che questi bambini autistici ciechi soffrissero di danni cerebrali. Avrei preferito credere a tutto piuttosto che considerare che qualcosa nell'esperienza umana aveva potuto produrre questi automi. Abbiamo chiesto un consulto al dottor David Freedman, neurologo e psicoanalista. Il dottor Freedman ha riesaminato i risultati degli accertamenti medici, compresi in diversi casi anche i tracciati elcttroencefalografici, e ha personalmente visitato alcuni bambini. Alla fine ha confessato di essere confuso quanto noi. Non aveva trovato alcuna evidenza di danno neurologico. Questo, di per sé, non escludeva la possibilità di danno cerebrale per cause non note, ma in mancanza di segni positivi eravamo certamente liberi di considerare altre possibilità» (da «La musa in cucina», p. 148).
In questo brano c'è tutta Selma Fraiberg, «esploratrice scientifica», come viene definita nella prefazione, ma anche terapeuta curiosa e appassionata. La Fraiberg si muove nel solco della migliore tradizione che, ben rappresentata dalla Hampstead Clinic e dallo Yale Study Centre, è capace di coniugare le esigenze della ricerca con quelle della cura e della prevenzione. L'osservazione clinica sul campo è per lei lo strumento d'elezione, così come lo è per Anna Freud, Hoffer, Kris, Spitz, Mahler, per citare solo i più noti tra quegli psicoanalisti che hanno saputo utilizzare il modello psicoanalitico, nella fattispecie la psicologia dell'Io, come prospettiva e non come specchio deformante. Flessibilità e creatività le derivano probabilmente anche dalla sua formazione originaria come assistente sociale: la Fraiberg, quando osserva un bambino, è «naturalmente» portata a tenere in considerazione un ventaglio di fattori che include le condizioni ambientali e le dinamiche relazionali all'interno della famiglia. La formazione analitica le permette di comprendere dinamicamente i dati ricavati dall'osservazione e di trovare il modo di utilizzarli per pr