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Guay insegna in Canada all'École de Psychologie dell'Università Lavai del Québec. La sua attività di formatore e consulente per progetti di azione sociale si svolge fra Canada ed Europa, Italia inclusa. Con questo libro Guay propone un modello fondato sulla «tradizione comunitaria del lavoro sociale» e sull'intervento di rete, con l'intento, tra gli altri, di restituire all'operatore sociale la propria identità professionale. Infatti, soprattutto in Italia, lo sviluppo di nuove metodologie e tecniche del lavoro comunitario e istituzionale si è basato su modelli presi a prestito da professioni più prestigiose, come la medicina e la psicologia, col risultato paradossale di avere progressivamente impoverito il ruolo e l'identità dell'operatore sociale. È invece possibile e auspicabile integrare questi sviluppi nell'ambito di uno specifico professionale. Punto di partenza del libro è la pratica, nata in America, del Case Management, espressione con cui s'intende la gestione del «caso» in un particolare contesto. Il Case Manager è il referente del caso stesso, che per Guay deve rivestire, oltre che il compito di gestore e coordinatore, anche quello di «accompagnatore personalizzato», di figura significativa e di continuità, alla confluenza tra istituzioni professionali, gruppi comunitari e sistemi informali di aiuto. La sua è una modalità d'intervento che mira a superare la frammentazione interna ai servizi e ai soggetti sociali che a vario titolo si prendono cura del caso, in funzione di una risposta adeguata ai bisogni e misurata sulla base delle risorse disponibili. Il Case Manager punta sul lavoro di rete e sul valore della solidarietà comunitaria per avviare un processo di autonomia del suo assistito, della famiglia e della comunità. Dunque una visione allargata del Case Manager, che tende a superare la nozione di cliente designato e che va oltre il modello nord-americano originario (descritto nel primo capitolo). Dopo un secondo capitolo dedicato alla valutazione (