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Questa piccola riflessione parte da una curiosità che, man mano che il corso per «allievo assaggiatore» veniva svolgendosi, mi ha progressivamente animato, fino a diventare un vero e proprio interrogativo. Mi sono chiesto: immaginiamo che la crescente importanza che l' Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, da qui in poi solo Balsamico, ha conseguito nel tempo, non sia solo da attribuire alla bontà, alla preziosità, alla rarità, ma anche ad altri fattori. Mi sono messo alla ricerca di altre risposte, di seconde risposte, e, lungo questo percorso, pensando che una possibile traccia potesse essere identificata nella complessa vicenda della vita delle persone, ho chiesto aiuto alla mia professione di psicologo analista. Nella esposizione degli esperti che tenevano il corso è risultata evidente, non solo una grande passione, ma qualcosa di più e di diverso, un flusso affettivo ed emotivo, che andava orientandosi, non tanto sul Balsamico, ma sull'acetaia. All'inizio avevo interpretato una certa ritrosia a raccontare ciò che gli esperti facevano nelle loro acetaie, come una forma di gelosia, un tentativo di serbare i segreti della conduzione dell'acetaia, così come le nostre rezdore tendono a non divulgare le migliori ricette della loro cucina, nonostante i tentativi esterni di individuare ingredienti e procedure.
Ma nel caso dell'acetaia è diverso. Mi è sembrato di cogliere una forma di riservatezza, di segretezza carica di pudore: una gelosia nobile, alla stessa stregua per cui l'uomo innamorato profondamente della propria donna, non va a raccontare i dettagli o le performances sessuali, ma conserva gelosamente la memoria viva di questi momenti, quasi a