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Il volume è una miniera di preziose informazioni, moltissime di prima mano, e in materia è pressoché esaustivo: dall'inquadramento della malattia nella società del tempo, alle considerazioni in generale sulle pratiche mediche, ai luoghi artistici in cui è tematizzata la follia, alle valutazioni sul piano giuridi-co-legale della stessa, alle descrizioni nosografiche dei disturbi mentali, alle teorie introdotte per spiegarli, alle tecniche di cura, alla farmacopea, alle strutture carcerarie, sanitarie o altre in cui i malati venivano ricoverati, fino alle riforme del 700 che portarono ad istituire ospedali appositi per i folli. I quali erano considerati al tempo per lo più irresponsabili, dunque innocenti come bambini (da cui il titolo del volume); al contrario la psichiatria dell'800, ricercando la causa determinante della follia, avrebbe insistito - secondo la lezione di Foucault abbracciata da Stumpo (pp. 347 ss.) - su una certa imputazione di colpevolezza. In ordine alla completezza del panorama offerto da Stumpo, è da chiedersi la ragione della mancata considerazione del mesmerismo - una terapia basata sulla suggestione, che per altro suscitò grande scalpore per la competizione con famosi esorcisti: se Mesmer aveva operato a fine 700 a Vienna e poi a Parigi, forse che la sua attività in Italia non ebbe nessuna eco?
Un secondo merito del volume è di aver sfatato luoghi comuni: tra gli altri, che il primato italiano al tempo del Rinascimento riguardasse per lo più il campo delle arti e delle scienze, quand'invece erano invidiate pure le istituzioni ospedaliere e temperati dal diritto romano i provvedimenti giudiziari di isolamento