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Il volume di Rocca e Stendoro appartiene al novero di pubblicazioni rivolte agli operatori della salute pubblica che necessitano di accrescere continuamente lo strumentario tecnico a loro disposizione; al contempo, esso rispecchia l'attuale situazione della psicologia clinica italiana, in cui, a fianco di una progressiva regolamentazione delle psicoterapie, permangono ancora vaste aree professionali in attesa di una chiara legittimazione. È questo il caso del counseling, che pur derivando da un'articolata tradizione teorico-clinica (basti pensare ai lavori di Carl Rogers o di Rollo May) stenta ad assumere un profilo unitario e coerente nel nostro paese, dove mantiene il rango di professione non regolamentata a latere della più ampia psicoterapia.
La procedura immaginativa qui presentata è una metodica originale che deriva dalla tecnica del rêve éveillé dirigé (RED) sviluppata da Robert Desoille e affonda le sue radici nell'alveo della tradizione psicodinamica, rifacendosi in particolare a que gli autori che hanno evidenziato il ruolo dell'immaginazione in terapia (Janet, Jung, Rorschach). Inoltre, essa si caratterizza - nota Boris Luban-Plozza presentando il volume -, per una decisa attitudine psicosocioanalitica (affine al pensiero di Fornari) e per una visione dichiaratamente monistica dei rapporti corpo-mente.
Secondo gli autori, membri didatti del Groupe international du rêve éveillè en psychanalyse (GIREP) di Parigi e direttori dell'omonimo Istituto di psicologia clini ca attivo in Italia dal 1991, la procedura immaginativa può essere impiegata in tutte le forme di disagio psichico, a fronte di un pur sempre accurato inquadramento svolto con l'impiego dei consueti strumenti psicodiagnostici. La metodica qui presentata si colloca, pertanto, a mezza via tra psicoterapia e counseling, e consiste - sottolinea Felice Perussia nella sua introduzione -, in un intervento in cui il counselor si trova «a svolgere principalmente una funzione di facilitatore, di mentore, ovv