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L'alchimia è un'avventura dello spirito che l'uomo rincorre da secoli, se non da millenni, in cui la trasmutazione dei vili metalli in oro non è che una metafora dei processi trasformativi che accadono dentro l'operatore. Essa porta l'alchimista, attraverso le procedure di dissoluzione e reintegrazione che opera sul substrato, a sperimentarli per identificazione egli stesso, fino al passaggio a un piano dell'essere rinnovato e sacrale. Jung ne ha intuito l'immenso valore simbolico-metaforico, ed ha avuto il grosso merito di riproporre al pensiero moderno e di tentare di interpretare testi che per la loro oscurità e paradossalità sarebbero probabilmente atulan perduti, Però l'interpretazione di Jung, in quanto al servizio di una dottrina che vuol essere metastorica, la teoria dell'inconscio collettivo, colloca il simbolismo alchemico al di fuori della storia. Ora, se bisogna riconoscre a Jung l'indubbio merito di aver salvato dall'oblio una vastissima produzione letteraria e simbolica che si è ritrovata improvvisamente obsoleta con l'affermarsi della rivoluzione scientifica cui essa stessa aveva fortemente contribuito, tuttavia la sua lettura antistoricistica ha ingarbugliato la già difficile comprensione del fenomeno. Ecco allora che dopo gli psicoanalisti, Jung e gli junghiani, sono intervenuti gli storici a cercare di decifrare il percorso dell'alchi mia. Michela Pereira, allieva di Garin, insegna Storia della Filosofia, e fa parte di un