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L'Autore analizza qui un articolo scritto da Proust nel 1907, pubblicato su “Le Figaro” e intitolato «Sentimenti filiali di un parricida» che suscitò profonda impressione in tutti i lettori dell'epoca. Ancora oggi esso conserva inalterato il suo impatto: la figura del matricida continua ad apparire estranea e familiare, ripetizione programmata e forzata di un matricidio, compiuta non con le armi ma con «parole come pugnali» di cui ogni lettore diventa testimone.