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L'autore, che nel 1997 ha già pubblicato presso lo stesso editore Affetti e relazioni nella pratica assistenziale, continua qui la sua linea di ricerca basata sul lavoro di molti anni di consulente e formatore presso strutture pubbliche e private che si occupano di assistenza, soprattutto in case di riposo per anziani. Mentre il libro del 1997 volgeva la sua attenzione al progetto del paziente, in questo libro invece si rivolge all'operatore, e in particolare al lavoro di gruppo, all'équipe, strumento indispensabile soprattutto quando si assistono utenti con prospettive di vita limitate, come i disabili, gli anziani, i pazienti terminali e quelli con disturbi mentali gravi. In questi casi l'operatore è sottoposto a grande stress emotivo, ed è ad alto rischio di burn out (tema a cui non a caso l'autore dedica un capitolo), a meno che non riesca a ritrovare una forte motivazione al lavoro. Non va dimenticato anche che in genere questi tipi di operatori sono soci di cooperative, spesso con una formazione limitata. Questo libro mostra come sia possibile ritrovare un senso, se non addirittura un piaceri', nella assistenza a questi utenti gravi e svantaggiati, ed è il lavoro di gruppo, lo scambio umano e affettivo con i colleglli la fonte principale di questa energia, di questa speranza che, nelle parole di Braidi, può permettere agli operatori di «tornare a sognare». Il retroterra teorico dell'autore è quello psicoanalitico, nel senso che cerca di insegnare a non scaricare subito le tensioni emotive in azioni (tipo acting out), ma a fermarsi, ad analizzare il conflitto e prendere distanza da esso, a riflettere, a «ritrovare il tempo di pensare», per vedere se sono possibili soluzioni alternative a quelle temute o a quelle ripetitive della logorante routine quotidiana. Il libro è ricco di metafore che rendono piacevole la lettura (si veda anche il titolo, dove viene usata la parola «corpo» curante, con i suoi bisogni e i suoi tempi che vanno rispettati), e anche di tanti