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Il volume inizia con una riflessione sul significato della «formulazione dinamica» di un caso clinico e sugli aspetti interpretativi, sintetici, inferenziali ed artistici che sono mobilizzati nella definizione di una diagnosi psicologica di genere psicoanalitico (si ricorderà il volume della stessa McWilliams, La diagnosi psicoanalitica, del , presentito in italiano da Astrolabio). A tale iniziale riflessione si accompagnano – nel corso di tutto il testo – una serie di acute osservazioni critiche sull'uso dei criteri ateoretici proposti nei DSM e sull'applicazione del punto di vista comportamentistico all'assessment ed alla terapia, supportato da ciò che è definito un clima cinico – incoraggiato dalle leggi di mercato – che vede nel sistema sanitario statunitense un'azienda e considera le prestazioni fornite come qualcosa da sottomettere alle verifiche oggettive d'efficacia (argomento sul quale le compagnie di assicurazione sono ovviamente attentissime), nell'ambito dei cosiddetti trattamenti empiricamente validati. La dimensione della soggettività del consultante e la relazione con il consultato divengono immediatamente i due termini di riferimento di base intorno ai quali ruotano le considerazioni tecniche espresse nel testo, in ciò che è definito l'arte della clinica (unita ad un atteggiamento compassionevole e caritatevole del terapeuta, precisazione sulla quale non tutti saranno completamente in accordo). La capacità del terapeuta di comprendere l'altro è vista come preminente rispetto alle conoscenze teoriche e tecniche possedute.
Il primo dei dieci capitoli prende in esame le relazioni tra formulazione diagnostica ed avvio della psicoterapia, mettendo in rilievo quanto la formulazione psicodinamica del caso tenderà ad influenzare la direzione della terapia e l'atteggiamento