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I tre volumi sono accomunati prima di tutto dal contributo teorico-applicativo di Howard Stein, ricercatore e consulente statunitense, interessato all'applicazione della psicoanalisi in ambito organizzativo, all'antropologia psicoanalitica ed alla psicostoria, che ha avuto modo di prendere parte ed osservare in presa diretta i cambiamenti organizzativi in molte strutture dedicate all'assistenza ed alla cura. Il primo volume è interamente dedicato agli alti costi umani che sono pagati dalle persone coinvolte nei processi di reingegnerizzazione o ristrutturazione aziendale, enfatizzando l'uso del linguaggio come segno di una situazione quasi bellica, in cui vi sono sopravvissuti e vittime, carnefici e persone ormai deprivate di ogni senso di speranza per il futuro; in tale direzione, Stein usa la metafora dell'Olocausto per designare la vittimizzazione e la scomparsa fisica di persone indesiderate. L'approccio «freddo» ed apparentemente oggettivo (perché basato sui «dati» economico-finanziari) delle ristrutturazioni e dei ridimensionamenti organizzativi passa attraverso, e sopra, la testa di esseri umani che sono completamente travolti e de-umanizzati, visti come «costi» da dislocare altrove. Gli eufemismi utilizzati – downsizing, outsorcing, reengineering, reduction in force – sembrano voler rendere più accettabile e socialmente giustificabile l'opera di espulsione di persone dai processi di lavoro, accompagnata dalla progressiva distruzione sociale del senso di appartenenza organizzativa. Nel volume scritto con Seth Allcorn, viene mostrato come tali esperienze divengano parte integrante del Sé e della rappresentazione esistenziale delle persone che ne sono coinvolte, mentre nel terzo libro si esamina nello specifico il caso della ristrutturazione in un grande ospedale statunitense che offre il segno di quanto e come siano scotomizzati gli aspetti tipicamente umani e relazionali del rapporto socio-professionale, coperti e nascosti dalle apparenti «dure» necessità di