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Il rapporto tra mente e corpo, e il conseguente conflitto tra natura e cultura, tra genoma e relazione, sembra essere arrivato a nuovi punti di approfondimento e di definizione con i recenti avanzamenti delle neuroscienze, dell'infant research, delle scienze cognitive. Ben vengano perciò quei testi che si ripropongono una messa a punto dello stato dell'arte, e una sintesi interdisciplinare, oggi più che mai imprescindibile. Uno di questi consapevoli sforzi concettuali è il lavoro di Siegel, con la bellezza di oltre 600 riferimenti bibliografici; ma soprattutto con la continua tensione del rapporto tra lo psichico e il somatico, in cui al dato psicologico viene fatto corrispondere lo studio delle funzioni cerebrali e la brain imaging e, dall'altra parte, la neurofisiologia viene continuamente messa a confronto con il rapporto psicologico. La tesi centrale del libro è dunque che «la mente emerge dalle attività del cervello, le cui strutture e funzioni sono direttamente influenzate dalle esperienze interpersonali»; essa nasce dall'incontro tra patrimonio genetico-temperamentale individuale e risposta dell'ambiente nei termini della relazione d'accudimento, con le implicazioni date dal fatto che il cervello umano è alla nascita immaturo e per svilupparsi completamente ha bisogno dell'ingranamento e dell'interconnessione con la mente del fornitore di cure, che è in grado di promuovere lo sviluppo di un'altra mente grazie alla sensibilità e alla responsività ottimale. Nel bambino, la possibilità di connettersi ed entrare in sintonia con le menti di altre persone è fondamentale per la maturazione dei suoi circuiti cerebrali che mediano le funzioni di autoregolazione, e le relazioni omeostatiche si basano su pattern di comunicazione attraverso i quali egli calibra la relazione col caregiver. La personalità di un individuo è il risultato delle continue interazioni tra i suoi tratti costituzionali geneticamente determinati e le esperienze relazionali precoci: i rapporti inter