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Harold Bridger è oggi un anziano signore inglese (ormai ultranovantenne, essendo nato il 15 maggio del ), con uno sguardo curioso e intelligente, ed un sorriso che non nasconde una sottile e ben presente capacità di ironia ed autoironia. Di se stesso dice spesso di essere l'unico sopravvissuto del gruppo di psicoanalisti britannici che ruotavano intorno al Tavistock Institute of Human Relations (fondato nel ), nato per aggregare e dare uno spazio riconosciuto a coloro che si occupavano di quella che sarebbe diventata la psicoanalisi delle organizzazioni - la Socioanalisi, o meglio, l'Analisi Sociale, con le parole di Elliott Jaques. Il suo nome si accompagna a quelli di Wilfred Bion, A.K. Rice, Eric Trist e dello stesso Jaques. Bridger, che iniziò il suo training analitico con Paula Heimann dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, inizialmente entrò in stretto contatto con il gruppo di psicoanalisti della Tavistock Clinic, rimanendo certamente influenzato dai lavori e dalle idee di Winnicott (con il quale collaborò per circa dieci anni), e partecipando alle attività della clinica insieme a Bion, Wilson, Rickman, Bowlby, Hargreaves e Sutherland. Il Tavistock Institute of Human Relations divenne il controaltare sul terreno dell'intervento e della consulenza alle organizzazioni di ciò che già era, nel campo della psicoterapia e della psicoanalisi, la Tavistock Clinic.
In Italia, Bridger è stato in diverse occasioni, e un certo numero di professionisti italiani ha avuto la possibilità di conoscerlo e di partecipare ai suoi seminari. L'ultima occasione in cui mi è capitato di incontrarlo e di parlare con lui risale al giugno 2001, durante un congresso tenuto vicino Parigi: ricordo l'aria divertita e modesta con la quale ascoltava alcuni relatori assai più giovani di lui parlare proprio degli esordi del Tavistock Institute of Human Relations, e delle Conferences.
Bridger ha scritto poco, preferendo dedicarsi alla professione ed all'intervento attivo nelle situazioni organ