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L'opera di Alice Miller è, probabilmente, ancora poco conosciuta, e tende ad essere più apprezzata nei circoli culturali o in aree di impegno educativo, sociale ed assistenziale, piuttosto che nello specifico settore della salute mentale e della pratica psicoterapeutica privata. Del resto, è pur vero che il suo pensiero si presta ad essere integrato nel contesto culturale e professionale del professionista, il quale non per questo avverte il bisogno di divenire un milleriano, cosa certamente salutare nell'ottica dell'integrazione di conoscenze e di sensibilità che, non per forza, devono essere viste come indirizzate verso l'appartenenza ad una «scuola». Il lato debole di tale situazione può però essere quello di una ricorsiva e costante dimenticanza dei concetti fondamentali proposti da Alice Miller, a loro volta basati sulle sue personali e faticose scoperte, nell'arco, come lei stessa afferma, di tre analisi tradizionali, di un'esperienza di terapia primaria, del suo lavoro con i pazienti e, naturalmente, della sua vita in senso generale. Le sue idee, insomma, corrono il rischio di essere date per scontate, messe un po' da parte, o criticate per la loro unidimensionalità (reale o percepita).