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La letteratura psicoanalitica sui borderline raggiunse un acme negli anni settanta e ottanta per poi subire una graduale flessione. Come in ogni campo della psichiatria, l'approccio psicodinamico ha ceduto terreno rispetto ad altri orientamenti, soprattutto psicobiologici, psicofarmacologici, cognitivo-comportamentali. Gunderson, psichiatra e psicoanalista che ha dedicato un ormai pluridecennale impegno di ricerca al problema dei borderline, condivide con Gabbard l'intento di mantenersi nel solco di un'ampiamente rivisitata psichiatria psicodinamica, per testimoniare l'ancora possibile contributo della psicoanalisi alla comprensione e al trattamento della patologia psichiatrica. Il suo testo si propone di offrire una guida clinica a quello che può essere considerato lo «stato dell'arte» del trattamento dei borderline, illustrandone la storia e le conoscenze acquisite. Si appoggia costantemente alle ricerche empiriche effettuate, pur denunciandone i limiti ancora evidenti, e indica i problemi ancora aperti e le linee di ricerca ancora possibili.
La prima parte del testo introduce a un uso ragionato della diagnosi. L'analisi dei motivi che hanno condotto a ricorrervi in misura indiscriminatamente ampia o troppo scarsa riconosce l'influenza delle condizioni economiche e dei fattori inerenti all'organizzazione sanitaria e alla copertura assicurativa. Nell'ampio spazio dedicato alla definizione dell'area diagnostica Gunderson mette in luce gli inconvenienti legati al concetto di «organizzazione borderline della personalità» proposto da Kernberg e ne corregge la forse eccessiva portata. Passa poi a discutere le aree di sovrapposizione diagnostica con altri disturbi di personalità allo scopo di ridurle, pur considerandole ancora in parte inevitabili. Tratta esaurientemente la diagnosi differenziale e