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Il volume raccoglie alcuni contributi clinici e teorici che, a vario titolo, si interrogano sulla questione degli “impulsi” (cattivi) che abitano la mente umana, “tra disturbi mentali e conflitti morali”. Malgrado il titolo richiami il genere della “storia del caso”, non si tratta in realtà di una presentazione clinica canonica, quanto del dibattito relativo alla condizione esistenziale ed esperienziale della pratica psicoterapeutica. Diverse prospettive si intrecciano nel volume, che è in parte la narrazione di una situazione terapeutica e in parte il riverberare di tale situazione nelle menti che l'hanno, in vario modo, intenzionata: la vicenda del Signor S. coinvolge vertici multipli (eticofilosofico, teologico, metapsicologico, clinico-istituzionale…) che si incarnano in contestualità differenti (l'istituzione come “luogo di cura;” il setting terapeutico; la mente del terapeuta; il libro che ne è risultato…) e che, tutti insieme, nell'ottica di un'epistemologia ipercomplessa, costituiscono la storia clinica del caso.
Come nota Anna Ferruta nella sua bella prefazione, attraverso le diverse identità professionali dei partecipanti riecheggia un'attesa piacevole di altro che è la “condizione di incontro ludico” volta a costituire “la base di sessualità, cultura, cura” (p. 18). Il volume, nella sua organizzazione e nel suo sviluppo, sembra così testimoniare l'importanza del domandare nella pratica clinica, quale crocevia di questioni e interrogativi in cerca di ascolto. Non a caso, nell'accingermi a recensire il volume, mi sovviene quanto, su queste stesse pagine, riferivo a proposito di un precedente lavoro di uno dei curatori (P. Cattorini, La morale dei sogni. Lo statuto etico della psicoanalisi.