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Dalla prefazione: “Quando si parla di abuso sessuale si pensa istintivamente ad azioni di violenza sessuale che vengono compiute ad opera di estranei, di ‘maniaci’. È molto difficile ammettere che questo fenomeno possa presentarsi all'interno della mura domestiche. La persona che viene a contatto con questa realtà ne rimane veramente sconvolta, poiché si tratta di una condizione talmente lontana dalla comune percezione di normalità familiare da diventare una situazione con connotati di incredibilità, quasi allucinatori. È quindi spontaneo tentare di sfuggirvi mediante la negazione della scoperta o la minimizzazione dei fatti appresi”.
Il mio lavoro di psicoterapeuta infantile mi ha talvolta costretta ad affrontare situazioni che avevano a che fare, direttamente o indirettamente, con l'abuso sessuale all'interno della famiglia. Ho dovuto fare i conti con i sentimenti dolorosi, al limite della tollerabilità, che il confronto con questi fenomeni suscitava in me. La mia reazione emotiva aveva intensità diversa a seconda dell'età del paziente e delle implicazioni del possibile abuso sul piano della realtà, ma ho notato che sempre il primo impulso era un desiderio di fuga, accompagnato dal diniego (“Mi sto probabilmente sbagliando, è impossibile che sia successo questo”), seguito dall'impulso opposto, l'urgenza di agire (“Bisogna fare subito qualcosa, per proteggere il bambino”).
Gli psicoterapeuti di formazione psicoanalitica, condizionati dalla loro dimestichezza con le fantasie sessuali e con la mancanza di abitudine al giudizio, devono adattare i loro strumenti per affrontare situazioni in cui il trauma è attuale e reale. Altrettanto