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L'autore discute i tabù di alcune implicazioni delle mode psicoanalitiche contemporanee: la concezione “fatalistica” del transfert, che oscura le differenze tra transfert e identificazione proiettiva; l'uso allargato di controtransfert, che relativizza l'utilità dell'analisi del controtransfert inteso in senso ristretto, trasformando la psicoanalisi “bipersonale” in una nuova edizione di psicoanalisi “monopersonale” in cui l'analista funge da specchio opaco in modo uguale e contrario; le qualità personali dell'analista, con la implicazione che solo queste qualità, e non il training, avrebbero valenza terapeutica; il denaro, che ironicamente rimane spesso un tabù nonostante si sottolinei l'utilità delle autorivelazioni dell'analista; la svolta postmoderna, secondo la quale la psicoanalisi fornirebbe solo “nuovi sistemi di significato”, creando una contraddizione tra le posizioni teoriche professate e la pratica terapeutica.