You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Quando questo saggio uscì per la prima volta, nel 1990, avevo già vissuto in diversi paesi e avevo i miei ricordi “linguistici”. Il più forte datava Inghilterra inizio anni sessanta. Per la prima volta mi ero sdraiato su un lettino analitico quando il mio psicoanalista, un distinto medico rumeno naturalizzato inglese, che parlava un ottimo italiano avendo studiato a Firenze, mi chiese perché, menzionando il suo “divano” l'avevo chiamato “lettino” e non “letto”, insinuò che mi dovevo sentire un bambino. Gli spiegai che in italiano è proprio così che diciamo. L'episodio non ebbe seguito, ma il fatto che me lo ricordi a più di quarant'anni di distanza qualcosa vorrà pur dire. Forse quella mia analisi era nata sotto la cattiva stella di un mancato incontro? Chissà. Avevo fatto altre esperienze: avevo notato che mia moglie, basco-spagnola, quando tornava a parlare con i familiari nella sua lingua materna, trasfigurava: da giovane donna serena, madre di due figli, diventava una fanciulla spensierata cui la vita deve ancora schiudersi. E poi ancora un altro ricordo: avevo scritto un saggio su una tragedia di Shakespeare, ne avevo rivoltata la interpretazione tradizionale e, a sostegno della mia tesi, avevo portato un intero dialogo tra due dei protagonisti principali che, grazie alla mia lettura, rivelava due significati assolutamente contrari, uno dei quali mai intravisto prima. Anthony Burgess era anche un linguista sofisticato; gli sottoposi il saggio, mi diede il suo imprimatur e si congratulò con me per la profonda conoscenza dell'inglese. Gli confessai che la mia conoscenza dell'inglese era molto ma molto lacunosa. Fummo d'accordo nel concludere che ero riuscito a cogliere altri significati proprio perché il mio inglese era sprovveduto. Ero, per così dire, arrivato vergine davanti a un testo che non faceva parte della mia formazione di base.
Tutte esperienze molto private, “borghesi”, dunque. La lettura de La Babele dell'Inconscio mi spalancò dimensioni che fino ad a