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Il volume delle note dai seminari dei sogni di Jung è il primo di una serie che contempla la pubblicazione dei seminari sul Kundalini yoga (recensito in questo stesso numero della rivista) e sullo Zarathustra di Nietzsche. Sono qui racchiusi gli appunti (finora noti a pochissimi) di cinquantun seminari, raccolti da alcuni partecipanti durante le periodiche riunioni settimanali tenute nei locali del Club psicologico di Zurigo; la pratica dei seminari junghiani copre in realtà un arco di tempo molto vasto, dal 1923 (con un'anticipazione al ) fino alla metà degli anni 1930, su diverse tematiche, comprese le due sopra richiamate. Lo stile discorsivo dei seminari e il modo stesso di interloquire di Jung – «rilassato e sicuro di sé, imprudente e poco diplomatico (…) spesso spiritoso», come nota McGuire nell'Introduzione (p. 33) – fanno apprezzare ancor di più l'interessante materiale clinico e teorico in essi contenuto, e costituiscono un bel complemento allo studio della sua opera. Infatti, in tali occasioni molti concetti o idee sono abbozzate e discusse, approfondite e confrontate prima della loro stesura pubblica negli scritti scientifici: ne è un esempio, come osserva Perez nell'Introduzione all'edizione italiana, l'anticipazione del concetto di sincronicità nella seduta del 28 novembre 1928. I contenuti spaziano su una molteplicità di aree quali la relazione tra paziente e terapeuta, l'utilizzo dinamico e non rigido della tipologia psicologica del paziente in rapporto a quella dello psicologo analista, e la questione della responsabilità etica e professionale, affrontando i grandi capisaldi della psicologia analitica, come la dialettica tensiva tra l'Ombra e lo sviluppo della consapevolezza personale. In ogni riunione, il sogno che viene portato costituisce l'incipit e il centro della discussione, una discussione in cui Jung svolge sempre un ruolo dinamico, ora di catalizzatore e stimolatore, ora di attento filologo e traduttore del testo onirico. Il sogno come «ope