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Come primo articolo di questo numero di Psicoterapia e Scienze Umane pubblichiamo la critica di Westen allo statuto empirico delle psicoterapie validate empiricamente. Come avevo scritto nell'editoriale del n. 1/2004, questo articolo serve anche da discussione critica del documento ufficiale dell ’American Psychological Association a cura di Chambless & Ollendick, uscito nel n. 3/2001, che conteneva appunto gli elenchi degli Empirically Supported Treatments (EST), cioè dei trattamenti supportati empiricamente o “evidence-based”. Le terapie contenute in questi elenchi sarebbero le uniche “validate”, cioè efficaci, mentre tutte le altre non dovrebbero più essere praticate (inutile dire che tra queste terapie dichiarate “inutili” rientrerebbero quasi tutte le terapie psicoanalitiche). Westen, molto attentamente e con una seria impostazione accademica, esamina uno per uno gli assunti della metodologia che sta alla base delle ricerche sulle psicoterapie supportate empiricamente, dimostrando quanto sia pericoloso, antiscientifico, e soprattutto non basato sulle stesse evidenze empiriche, trarre conclusioni affrettate dai risultati di molti degli studi clinici randomizzati controllati (i cosiddetti RCT) e generalizzarle alla pratica clinica reale.
La pubblicazione di questo lavoro di Westen ha rappresentato un grosso sforzo per l'economia della rivista, anche in termini di numero di pagine, ma siamo convinti che sia quanto mai importante oggi rendere disponibile al lettore italiano questa analisi critica. La questione della dimostrazione della efficacia della psicoterapia sta diventando sempre di più, e giustamente, di enorme importanza a vari livelli, per cui va affrontata seriamente. Coloro che hanno incarichi di responsabilità nel campo dell'amministrazione della salute mentale, e si troveranno a dover prendere delle decisioni, non potranno evitare di fare i conti con le obiezioni mosse da Westen. Chi ha esperienza di ricerca in psicoterapia può aver già avanzato, almeno