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In questa rubrica compare la pubblicazione di materiali, editi o inediti, che tentano di ricostruire una specie di storia della psicologia, della psichiatria e della psicoterapia, a volte con la forza emozionale dell'aneddotica sottratta alle storiografie accademiche. La rubrica si sviluppa lungo tre filoni: uno è quello dell'analisi delle varie stereotipie psicoanalitiche nelle loro declinazioni e del modo con cui è stata trasmessa la teoria della tecnica; il secondo è la ricostruzione di pezzi della storia italiana del settore, nell'ottica che è sempre stata del gruppo di Psicoterapia e Scienze Umane; il terzo filone è costituito dalla ristampa di articoli “d'epoca” rilevanti per il dibattito attuale.
Proseguo il discorso della Mummia con la mescola saggistico-aneddotica. «Gli aneddoti sono un patrimonio antico che spinge a cercare sotto i significati letterali (…). Un dettaglio può disgelare una verità della vita, pulsando tra quotidianità e filosofia»: così scrive Claudio Meldolesi nella prefazione al volume di Luciano Leonesi sul teatro di massa. Dopo aver letto nel numero scorso della rivista il prologo alla Mummia, Michele Ranchetti mi ha scritto: «…suggestionato dalla tua “Mummia”, ti mando un piccolo contributo alla storia del nostro tempo, dal vero». Ottima reminiscenza per proseguire il racconto. Psicoterapia e Scienze Umane si era occupata di Lacan con una nota di Mario Spinella nel n. 2/3 del 1967 e con la intervista di Paolo Caruso apparsa nel n. 6 del 1968. Attenti a quello che ci accadeva attorno, credo che fossero i primi spunti su Lacan pubblicati in Italia. Ero al corrente della spedizione di cui parla Michele, conoscevo le persone e devo dire che mi appariva un altro viaggio alla ricerca del Graal, come qualche anno prima le migrazioni alla Tavistock e, poco dopo, le fedi bionico-winnicottiane. Insomma, il filone di ricerca di padrini illuminati che a tutt'oggi rende il nostro campo cultur