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L'ultima fatica di Solms, questa volta insieme a un neuropsicologo, Turnbull, completa i lavori precedenti e in qualche modo ne organizza le tesi, portandole all'affermazione e alla consapevole sistematizzazione della nuova disciplina, la neuropsicoanalisi. L'avvento di questo ambito disciplinare integrato era stato preannunciato da due articoli di Kandel, sull’American Journal of Psychiatry, del 1998 e del 1999, che da un lato decretavano la crisi della psicoanalisi, dall'altro ne proponevano un'opportunità di palingenesi attraverso uno stretto e fecondo rapporto con le neuroscienze. La crisi, però, era avvertita in primo luogo dagli psicoanalisti, e Gedo se ne faceva interprete in un articolo pubblicato nel n. 1/1999 di Psicoterapia e Scienze Umane nel quale esprimeva l'impotenza dell'atteggiamento ermeneutico-mentalista, isterilito in un conflitto di interpretazioni in cui è indecidibile il criterio di verità, e specularmente dell'atteggiamento empirico-naturalista, sempre proteso a cercare delle validazioni scientifiche in discipline e metodi estranei alla psicoanalisi. Gedo ne usciva con la proposta di validazioni crociate della psicoanalisi con discipline affini e convergenti.
E’ andata a finire che invece il terreno di verifica si è creato con discipline apparentemente concorrenziali, le neuroscienze. Queste hanno inizialmente spodestato la psicoanalisi dalle sue posizioni di potere culturale e accademico – Solms e Turnbull ricordano uno degli episodi-chiave di questa guerra, la conferenza di Hobson all'incontro annuale dell’American Psychiatric Association del 1976 nella quale egli