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Il testo è suddiviso in sei parti, ognuna introdotta da un commento del curatore che ha l'obiettivo di riassumere le idee principali esposte nella sezione in oggetto (ogni parte è costituita da un numero variabile di contributi, da un minimo di due ad un massimo di sei). All'inizio è posta l'Introduzione al volume a firma di Franco Borgogno dal titolo “Perché Ferenczi oggi” e in Appendice è inserito un contributo di Emanuel Berman (“Sándor, Gizela, Elma: uno studio storico-biografico”). Nella parte centrale del testo sono complessivamente riportati ventisette contributi.
Il libro raccoglie le riflessioni offerte da trenta relatori in occasione della Conferenza Internazionale Clinical Sándor Ferenczi, tenutasi a Torino nell'estate del 2002, una conferenza che aveva «lo scopo di fare il punto sul lavoro psicoanalitico che si ispira all'opera di Sándor Ferenczi» (p. 11), in particolare con riferimento a quanto del suo contributo è oggi vivo ed attuale nell'ambito della pratica clinica.
La continua riscoperta del contributo ferencziano è ormai una solida realtà, testimoniata da una quantità e varietà di contributi editi negli ultimi decenni in diverse lingue e basata anche sull'importante pubblicazione di quel Diario Clinico del 1932 (edizione inglese del 1985 a cura di J. Dupont, traduzione italiana per i tipi di Raffaello Cortina del ) in cui Ferenczi conosce e si fa conoscere (vedi il contributo di Tubert-Oklander, che è il quarto capitolo del volume, dal titolo “Il Diario clinico del 1932 e la sua influenza sulla prassi psicoanalitica”). Non casualmente nel corso del volume sono spesso ricordati fatti o situazioni salienti dell'esperienza dell'analista ungherese; tra questi, ad esempio, l'evento per tanti versi incredibile delle analisi reciproche condotte con Clara Thompson ed Elizabeth Severn.
Nella sua Introduzione, Borgogno ricorda i convegni che hanno preceduto la conferenza di Torino (tenutesi a Parigi, Budapest, New York, San Paolo, Madrid e Tel Aviv), sottoline