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In questa rubrica compare la pubblicazione di materiali, editi o inediti, che tentano di ricostruire una specie di storia della psicologia, della psichiatria e della psicoterapia, a volte con la forza emozionale dell'aneddotica sottratta alle storiografie accademiche. La rubrica si sviluppa lungo tre filoni: uno è quello dell'analisi delle varie stereotipie psicoanalitiche nelle loro declinazioni e del modo con cui è stata trasmessa la teoria della tecnica; il secondo è la ricostruzione di pezzi della storia italiana del settore, nell'ottica che è sempre stata del gruppo di Psicoterapia e Scienze Umane; il terzo filone è costituito dalla ristampa di articoli “d'epoca” rilevanti per il dibattito attuale.
L'articolo di Stoccoro che qui pubblichiamo ripropone la questione importante dell'ascolto in medicina, un problema per il quale la proposta di Michael Balint è stata il tentativo principale di fornire tecnologia alla dimensione generica dell'umano in medicina. Oggi la crisi dell'ascolto è evidente e tocca anche settori come la psichiatria e la stessa psicologia. Mentre all'epoca di Balint, in ambito psicoanalitico, si parlava di ascolto “col terzo orecchio”, a sottolineare l'attenzione alle sfumature sottili della comunicazione, ora la prospettiva dell'ascolto sembra avere orecchie da mercante: la contrazione dei tempi, gabellata come efficienza, questa sorta di tempo-denaro, spreca salute e istituzionalizza patologie tramite le linee di tendenza organizzative attuali. Già nel terzo Congresso Balint, svoltosi a Parigi nel 1976, si era constatato il fallimento dell'operazione formativa di Balint in medicina generale. Il termine “gruppo Balint” è nel frattempo diventato una icona e la pratica un contenitore nel quale si affastellano le più disparate esperienze di gruppo per operatori di varia umanità.