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Nello scorso numero di Psicoterapia e Scienze Umane è stato pubblicato un articolo di Palvarini (2005) che fa una bella sintesi degli aspetti più significativi dei modelli teorico-operativi della psicoterapia dinamico-esperienziale di ultima generazione. L'articolo di Migone (2005), fatto seguire a quello di Palvarini, non entra nello specifico di questo filone della psicoanalisi che si è sviluppato negli ultimi trenta anni, ma ne trae spunto unicamente per riprendere alcuni concetti cari a Migone riguardo alla psicoterapia breve “storica”. È importante chiarire questo punto per evitare confusioni tra i modelli dinamico-esperienziali cui fa riferimento Palvarini e le posizioni espresse da Migone sulla psicoterapia breve più in generale: si tratta infatti di due ambiti diversi pur se entrambi psicodinamici e di derivazione psicoanalitica. Accolgo quindi con piacere l'invito del condirettore di Psicoterapia e Scienze Umane a contribuire al dibattito su questi temi. In particolare dirò della psicoterapia breve dinamico-esperienziale (Osimo, 2001) dando qualche riferimento bibliografico, e commenterò quanto scritto da Migone sui temi di brevità e bravura e su Davanloo, il fondatore di uno dei primi modelli dinamico-esperienziali.
Per entrare nello specifico è fondamentale cogliere appieno il senso della giustapposizione degli aggettivi “dinamico” ed “esperienziale”, in quanto ciascuno dei due acquista senso e viene rafforzato dall'altro. Vediamo prima la definizione di esperienziale come é riportata nello statuto della IEDTA, l'Associazione Internazionale di Terapia Dinamico-Esperienziale fondata nel 2001: «Esperienziale è tutto ciò che promuove e valorizza la reale esperienza fisica (attraverso il corpo) e mentale (rappresentazioni mentali, pensieri e fantasie ad essa collegati) di sentimenti, affetto, emozioni,