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Grotstein, analista didatta e supervisore del Los Angeles Psychoanalytic Institute e professore di psichiatria alla University of California, Los Angeles (UCLA), è un autore ben conosciuto in Italia, sia per le traduzioni dei suoi libri che per i suoi viaggi nel nostro paese. Chi è il sognatore che sogna il sogno? è un libro complesso e denso di spunti innovativi di carattere metapsicologico, che prende in esame i processi del pensiero in congiunzione agli affetti, dando conto della ricchezza e della creatività dei processi mentali visti attraverso la lente di uno psicoanalista che ama interrogarsi profondamente, filosoficamente, sulla natura umana, pur senza mai cedere al misticismo. Si tratta di un testo difficilmente riassumibile o sintetizzabile, che va molto oltre rispetto al tema che il titolo suggerisce, spaziando su interrogativi di ampia portata e proponendo vertici di osservazione del tutto nuovi; uno di questi è rappresentato dal concetto di autoctonia - «una fantasia di nascita nella quale il Sé è definito dalla sua auto-creazione e gli oggetti esterni sono compresi come originati e creati da e nel Sé» (p. 72) - un concetto che presenta alcune conseguenze importanti che impattano sulla tecnica analitica. Pur basandosi sul pensiero dei maggiori analisti che hanno profondamente innovato il pensiero psicoanalitico, quali Melanie Klein, Winnicott, Bion e Matte Blanco, Grotstein tende costantemente ad elaborare in modo personale diverse parti della teoria psicoanalitica, fino a realizzare, come afferma Carole Beebe Tarantelli nella “Prefazione all'edizione italiana”, «una inedita e talvolta personalissima rilettura della metapsicologia» (p. 6): ciò è ad esempio visibile nella rilettura dello spazio interno secondo le quattro dimensioni del punto, della linea, del piano e della tridimensionalità. E' importante notare lo stile con cui Grotstein ha scritto questo libro: la sua scrittura per molti versi poetica e le modalità pittoriche utilizzate per rappresentar