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E' questo il primo volume di una nuova serie editoriale che ha lo scopo di presentare al pubblico italiano, anno dopo anno, i lavori più significativi e rappresentativi che compaiono sull'International Journal of Psychoanalysis. Come ricorda Quinodoz nella sua breve presentazione, l'iniziativa italiana si inserisce nel contesto di analoghe iniziative già attuate in altre parti del mondo, per mezzo di volumi che hanno presentato delle selezioni di articoli della rivista internazionale tradotti in lingua spagnola, portoghese e francese. Il comitato di redazione italiano ha effettuato la sua scelta in maniera autonoma, così come hanno fatto gli altri comitati editoriali, per cui ogni volume offre «scelte di articoli ognuna diversa dall'altra, sia pure con alcune interessanti sovrapposizioni» (p. 17). Il volume si apre con “Un caso di fine analisi”, di Cecilio Paniagua, che ha la particolarità di essere arricchito da due interessanti commenti, di Britton e di Michels, i quali discutono criticamente gli interventi dell'analista nei confronti di un paziente che, con Rosenfeld, potrebbe essere definito un narcisista ipersensibile. Judy L. Kantrowiz, nel suo “L'osservatore esterno e l'interazione dinamica tra paziente e analista”, sostiene con argomentazioni molto convincenti l'importanza di poter discutere e confrontare le esperienze cliniche con i colleghi attraverso gruppi di supervisione tra pari, supervisioni reciproche con un collega (definite anche analisi reciproche), o formali consultazioni con un analista esperto. Barbara Milrod tratta di una complessa situazione di conversione somatica in un bambino di nove anni, un piccolo paziente che ha messo a dura prova la capacità dell'analista di mantenere un adeguato setting. Un significativo spaccato dell'attività clinica quotidiana è rappresentato dal contributo di Tomas Böhm “L'analista al lavoro. Il quarto anno di analisi di Sara”, presentato con una franchezza e chiarezza mirabili ed anch'esso arricchito, oltre che d