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È il secondo volume edito dagli operatori del Servizio di consulenza per immigrati di Terrenuove, attivo a Milano da circa cinque anni. Mentre la prima pubblicazione documentava il percorso formativo dell'éguipe e le prime sperimentazioni coi migranti, questo testo si spinge oltre, cercando di coniugare esperienze concrete di lavoro e contributi teorici di più largo respiro. Salvatore Inglese apre la serie di interventi con un illuminante contributo di natura metodologica che, nella prima parte, esamina novità e limiti degli apporti di Devereux e Nathan, padri storici e riconosciuti dell'etnopsichiatria, mentre nella seconda passa a considerazioni di carattere più prettamente clinico-applicative. Nell'articolo successivo, Susanna Ligabue, consulente di Terrenuove, discute con Inglese una seduta di supervisione, rivisitando i luoghi comuni in cui il terapeuta rischia di cadere, per trovare modalità alternative di uscita. “L'etnopsichiatria tra tecnica, cultura e impegno politico”, di François Sironi (nota per Persecutori e vittime, Feltrinelli, ), costituisce il terzo contributo ed è l'intervento di apertura del seminario di formazione tenuto a Terrenuove nel 2002. Critica nei confronti dell'approccio psicoanalitico, volto al primato dei fattori intrapsichici, l'autrice sostiene invece la necessità di introdurre e accogliere nello spazio terapeutico i fattori reali e di per sé traumatici. Dela Ranci, curatrice dell'intero volume, descrive, nel quarto contributo, l'esperienza del Servizio di consulenza psicologica per stranieri a Terrenuove, mostrando gli assetti organizzativi e le scelte che li hanno indotti. Infine, gli ultimi due lavori riguardano il gruppo, “scelta privilegiata nell'approccio etnopsichiatrico”. Marco Mazzetti intervista in proposito F. Sironi e ne escono delle specifiche indicazioni tecniche. Ariela Casartelli e Grazia Macchieraldo raccontano invece l'esperienza con un gruppo di donne straniere detenute nel carcere S. Vittore: un percorso alla ri