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Questo saggio di Mazzarello mi invita a legare tra loro tre libri famosi: un saggio che ebbe una notevole risonanza, Genio e follia, e due dei romanzi che hanno fatto la letteratura europea: Resurrezione e Delitto e castigo. Vediamo il come e il perché di questa un po' arbitraria associazione.
L'editore Giulio Bollati deve aver subíto il carisma di Cesare Lombroso. Fu lui che sostenne la pubblicazione presso la propria casa editrice di scritti scelti del criminologo veronese, facendoli corredare dagli esemplari commenti di D. Frigassi, F. Giacanelli e L. Mangoni. Gli scritti uscirono nel 1995 col titolo Delitto, genio follia ed ebbero una seconda ristampa cinque anni dopo. Sono passati altri cinque anni e la stessa casa editrice, oltre a una nuova edizione del volume di Lombroso, ripubblica oggi un libretto di solo 128 pagine, di piccolo formato, che a Lombroso torna singolarmente, per evidenziare quello che più avanti dirò di ritenere un suo tratto di personalità o, se vogliamo, il suo rametto di follia. In questo modo il breve saggio viene sottratto all'oblio cui la precedente uscita presso un ottimo editore, privo però di una larga distribuzione, l'avrebbe relegato. E, per rimanere in tema, sarebbe stato un autentico “delitto”, perché questo libro di Mazzarello rivela qualità preziose. Scritto come un raccolto brano di musica da camera, il saggio Il genio e l'alienista si “ascolta” con notevole piacevolezza. Con un tratto gustoso e informato, ci descrive nei percorsi essenziali la vita e l'opera di questo pioniere della moderna criminologia. Lo scienziato Lombroso, dopo un periodo di splendore, conobbe severe critiche che gli assegnarono un destino per qualche verso simile a quello che vedrà l'ascesa e il declino di Jean-Martin Charcot. Invece, l'eclettico personaggio Lombroso non ha perso il suo fascino mesmeriano (si occupò pure di magnetismo).
Dopo aver studiato a Pavia, Vienna e a Parigi, divenne professore di psichiatria nello stesso ateneo pavese, direttore d