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Si tratta del catalogo della mostra tenutasi a Reggio Emilia fra ottobre e novembre del 2005 nell'ambito di una serie di iniziative locali aventi per tema la riflessione sulla sofferenza psichica. Mostra e catalogo, al merito di toccare aspetti non marginali del fare psichiatrico uniscono quello di richiamare l'attenzione sulle complesse e mai risolte questioni della triade creatività-arte-follia. Scorrendo le riproduzioni delle opere dei ricoverati, si incrociano mentalmente territori che spaziano da quelli più prosaici della riabilitazione a quelli ineffabili dell'estetica. Non poco per una manifestazione rivolta a un pubblico eterogeneo e non necessariamente preparato il quale, spinto forse da una generica curiosità e accompagnato lungo l'arco di povere vite consumate fra invalicabili mura di pietra (non “di carta”), si congeda con un senso di inquietudine e con la domanda “ma chi siamo veramente?”
Il catalogo, riproduzione abbastanza fedele della mostra, riporta i materiali di una quarantina di ricoverati, tratti dagli archivi dell'Ospedale Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, e copre un arco di tempo dal 1895 al 1985, anno della chiusura del nosocomio. A monte c'è un paziente e lungo lavoro di selezione fra cartelle cliniche, fascicoli amministrativi e documenti giacenti presso quello che è ritenuto uno dei più ricchi archivi d'Europa. Il risultato è un percorso “facile” e fluido, presentato in una forma priva, per quanto possibile, di giudizi e interpretazioni. Scrive Michele Ranchetti nella breve e pur densa Introduzione: «Proprio la presenza di un materiale così ricco (…) ha imposto una serie di interrogativi circa l'uso “interpretativo” degli scritti e dei disegni dei ricoverati, eliminando quasi sul nascere il ricorso a categorie principalmente estetiche, ma anche la connessione fra segni e sintomi, traumi e tipi di figure (…). Si è eliminata, cioè, ogni appartenenza preconcetta, trascurando, talvolta a fatica, il soccorrevole ricorso a “contenitori”