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Il volume raccoglie otto contributi suddivisi in due sezioni, a firma di diversi autori che, da prospettive e con interessi scientifico-applicativi diversi, affrontano l'affascinante costrutto dell'alessitimia: un concetto che si è fatto strada decisamente nella comunità scientifica internazionale, sia per la sua articolazione teorica, sia per la sua capacità di dare una spiegazione coerente a profili clinici emergenti. Inoltre in Appendice — e questo rappresenta un notevole valore aggiunto del testo — è presentata e discussa la TAS-20: la Toronto Alexithymia Scale, ideata da Taylor (psicoanalista), Bagby (esperto di psicometria) e Parker (psicologo clinico) — il cosiddetto gruppo di Toronto — validata in Italia a cura dell'équipe di ricerca di Cinzia Bressi (autrice di una breve Presentazione del libro, insieme alla Introduzione di Graeme J. Taylor).
I contributi seguono un criterio logico nella discussione degli aspetti teorici, tecnici e clinici dell'alessitimia, iniziando con l'aspetto pragmatico della ricerca, vale a dire con la presentazione della TAS-20. L'alessitimia, in origine, è stata identificata in pazienti affetti da malattie psicosomatiche ed ha avuto come precursore il concetto di pensiero operatorio (Marty P. & de M'Uzan M., La “pensée opératoire”. Revue Française de Psychanalyse, Suppl., , pp. 1345-1356). Ma è solo con Sifneos, agli inizi degli anni 1970, che viene coniato il termine specifico di alessitimia. Letteralmente: la mancanza di parole per indicare le emozioni. I contributi teorici raccolti nella prima sezione si segnalano per la loro completezza nell'offrire un quadro chiaro dell'alessitimia, considerata da diverse prospettive di studio. Il primo, L'alessitimia come disregolazione degli affetti (di Caretti, La Barbera, Craparo e Mangiapane), ripercorre la storia del concetto, precisa le diverse definizioni date nella letteratura, individua i collegamenti riscontrati nei soggetti alessitimici con l'isolamento sociale e l'insicurezza, sulla