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Ci si può domandare che senso abbia riproporre oggi la pubblicazione di alcuni testi di Freud dopo la monumentale operazione editoriale che vide l'uscita dell'Opera Omnia tra il 1967 e il 1980, per i tipi della Boringhieri. Col dodicesimo ed ultimo volume (cui nel farà da seguito ideale Complementi , con prefazione di Michele Ranchetti) sembrava infatti che si fosse messo un suggello (e un sigillo) al lavoro del Maestro e che anche qui in Italia si potesse finalmente stare in pace e sentirsi con la coscienza a posto: l'impresa, supervisionata da Cesare Musatti - allora decano e vestale della psicoanalisi italiana - aveva tutti (o quasi) i crismi di garanzia desiderabili. Rispetto alle due edizioni tedesche includeva un maggior numero di scritti e rispetto a quella inglese curata da Strachey, la Standard Edition , era più precisa nelle datazioni e meno sbrigativa nella traduzione (vedi le critiche a quest'ultima, tanto feroci quanto tardive, mosse da Bettelheim nel ). In comune con esse aveva la finalità: riunire tutti gli scritti di Freud già pubblicati o postumi di “interesse psicologico”, secondo un'ideale linea di continuità con gli sviluppi della psicoanalisi. In sostanza queste iniziative editoriali ottemperavano al programma voluto dallo stesso Freud, il quale aveva per tempo messo in moto un meccanismo di auto-depurazione, espungendo, rigettando, distruggendo, omettendo una quantità di materiali scomodi, sia scientifici sia documentali (lettere, resoconti, verbali, ecc.) che avrebbero potuto in qualche modo compromettere l'idea di se stesso e della psicoanalisi da tramandare alla posterità.