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Questo volume raccoglie gli scritti dello psicoanalista romano Roberto Tagliacozzo , una figura nota nel panorama della psicoanalisi italiana, emersa soprattutto nel corso degli ultimi due decenni dello scorso secolo, ai tempi in cui la Società Psicoanalitica Italiana (SPI) era guidata da Eugenio Gaddini, Glauco Carloni,
Giovanni Hautmann e Giuseppe Di Chiara. Fino ad oggi i contributi di Tagliacozzo - già segretario dell'Istituto Nazionale di Training e presidente della SPI agli inizi degli anni 1990 - erano sparsi soprattutto nelle due riviste della SPI (la Rivista di Psicoanalisi e Psiche, di cui fu direttore) e in volumi (vedi ad esempio il Trattato di psicoanalisi a cura di A.A. Semi, Milano: Cortina, ); a questi si devono aggiungere le numerose relazioni presentate in sedi scientifiche. Strutturato in sei parti, corredato da un utile indice analitico e ben curato nell'articolazione delle tematiche e nella presentazione, il testo si apre con una sintetica Premessa a firma di Nicoletta Bonanome e con un'ampia Introduzione curata da Antonio Di Benedetto. Seguendo la nota d'apertura di Bonanome, di Tagliacozzo sono da ricordare la sua formazione medica, integrata dalla specializzazione in neurologia e psichiatria, fino al momento del suo incontro con la psicoanalisi nella persona di Nicola Perrotti, sul finire degli anni 1950. Personalità ricca ed articolata, appassionato di arti e soprattutto affascinato dalla musica, ha rappresentato il classico esempio di analista freudiano aperto alle sollecitazioni di pensieri diversi (Klein, Bion e successivamente Kohut) e fortemente proteso a vivere la psicoanalisi nel sociale, a contatto con la realtà della vita e con il dispiegarsi delle sue multiformi problematiche. Tale interesse è percorribile consultando le due ultime parti del volume, laddove sono proposti alcuni contributi sulla psicoanalisi nelle istituzioni - come “Il servizio di un DSM visto da uno psicoanalista” - e sulla psicoanalisi nel sociale: il lavoro i