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Dato che le perversioni sono forme di rapporto, l'Autore descrive un'analogia fra il modo con cui i perversi si rapportano agli altri considerati “normali” e il modo in cui da una parte la psicoanalisi si rapporta alla società e dall'altra la società si rapporta con i perversi. Denominatore comune di questa analogia è la perdita della capacità di “intendere seriamente quello che è gioco e scherzosamente quello che è serio”. Tale incapacità porta ad una ritualizzazione nel perverso del suo atto perverso, nella società dei suoi rapporti con il perverso, e nella psicoanalisi dei suoi rapporti con la società scivolando sia nell'adesione conformistica ai valori dominanti della società sia diventando incapace di elaborare in modo nuovo ciò che è già conosciuto. Sullo sfondo vi è lo svuotamento emotivo di ogni ritualizzazione e la percezione dell'altro - e nell'altro di parti di se stesso - come un corpo estraneo.